I personaggi della Lachera hanno utilizzato maschere facciali fino al 1929, ma nelle edizioni successive una norma di epoca fascista vietò di coprirsi il volto in occasione del carnevale. Nel dopoguerra per svariati motivi non si riuscì a ricostruirle. Solo nel carnevale del 1998 le maschere facciali sono ritornate a completare e a rendere più misteriosa la Lachera.

Infatti, tra il 1995 e il 1997, lo scultore Natale Panaro, dopo aver esaminato nei dettagli le immagini fotografiche più antiche ed aver intervistato i più anziani "lacheranti" le ha ricostruite con attenzione ai particolari da "bello" e da "brutto" evidenziando i caratteri tipici di ciascun personaggio.

Per rispetto alla tradizione le maschere facciali vengono utilizzate solo in occasione del carnevale di Rocca Grimalda.

I Lachè (servitori), danno il nome alla festa e ricoprono il ruolo principale nella rappresentazione: la loro danza festosa e spumeggiante, è forse una manifestazione grottesca e ridicolizzante di signori e potenti: i copricapi infiorati che ricordano mitre vescovili possono simboleggiare il potere, l'autorità; i movimenti sono continui saltelli in direzione della sposa che non riescono mai a raggiungere. I colori, gli addobbi floreali, le lunghe striscie policrome, conferiscono alla loro danza vivacità ed allegria e ne evidenziano i caratteri rituali.

I quattro Trapulin, sorta di arlecchini che accompagnano le danze con lo schioccare delle fruste (scuriass) avanzano ai lati del Corteo. Nel corso dei secoli hanno assunto caratteri grotteschi e ridicoli: indossano costumi di pezze colorate e fiorate, sonagli alla vita e ricchi copricapi floreali; sono gli unici ad indossare maschere "baffute" forse per incutere rispetto e timore essendo i "custodi" della tradizione.

Due Zuavi, armati di spade, accompagnati da Ballerine con funzioni di damigelle, scortano gli sposi: la presenza di "Spadaccini", lega la Lachera alle danze armate o "danze delle spade" che sopravvivono ancora oggi in Europa con particolari ed interessanti manifestazioni in altri centri del Piemonte.

La Lachera è un corteo nuziale dove gli Sposi occupano la posizione centrale; il motivo nuziale è essenziale nei riti propiziatori di primavera: spesso legato ad elementi guerreschi è tipico di ballate e miti diffusi in tutta Europa. Un tempo la parte della Sposa era sostenuta da un uomo, come nella tradizione del teatro popolare, creando nella rappresentazione carnevalesca un ulteriore elemento farsesco.

Il Guerriero (il male?, l'inverno? il vecchio?), vestito di nero e armato di spada giunge sempre alla fine del corteo: talvolta tenta di catturare la sposa, ma viene sempre respinto dagli Zuavi.

Recenti studi ne hanno rivalutato la funzione e l'importanza scenica.

L'ambiguo e inquietante Bebè (uomo o donna?) vestito di rosso - viola con orecchie e corna di capra, parodia e visione comica del diavolo, disturba i danzatori, vuole corrompere il pubblico, insidia le ragazze; porta la borsa di pizzo con monete antiche (la corruzione? l'avarizia?) e un "bamboccio" (il frutto della lussuria?), è comunque divertente e secondo alcuni studiosi ricopre anche la funzione di buffone.

Campagnole e Mulattieri formano il corteo popolare a seguito degli Sposi: le campagnole furono inserite per migliorare la coreografia solo in epoca fascista, mentre i mulattieri comparivano anche nelle rappresentazioni più antiche e secondo la tradizione sono legati alla presenza a Rocca di numerosi "Caratei": conduttori di carri trainati da muli utilizzati in prevalenza per il trasporto di vini. Durante la questua nelle campagne alcuni mulattieri portano lunghi pali di castagno (carasse da vigna) a cui vengono legati i prodotti raccolti che vengono esibiti durante la sfilata conclusiva in paese.

I costumi della Lachera si possono ammirare all'interno delle sale espositivi del Museo della Maschera di Rocca Grimalda.


Si possono prenotare visite in altri giorni telefonando al numero: 0143 - 873552.

All'interno dell'aula didattica è possibile realizzare attività e laboratori con gli studenti.